Vergogna
Gentili
Dottoresse, mi chiamo I. e sono una studentessa di 22 anni. Sono
una persona riservata, che si vergogna di tutto. Negli ultimi
anni sono diventata un po' piu socievole, ma continuo a
vergognarmi di qualsiasi cosa. Da piccola non avevo tanti amici,
dalla scuola materna, fino all'età dei 14 anni mi prendevano
tutti in giro. Ora ho parecchie amicizie, anche solide. Sono
fidanzata da 6 anni e lui, nonostante tutti i miei difetti,
stravede per me e pensa addirittura che io sia una persona
intelligente! Quarta di 6 figli, vivo ancora in famiglia con i
genitori e due sorelline. L'ambiente familiare è un disastro,
impossibile riassumere in poche righe, comunque ho un bellissimo
rapporto con tutti i miei fratelli, ci amiamo molto, penso che
in famiglia il problema sia solo mio padre, che immagino viva
grossi disagi e questo ovviamente si è sempre ripercosso su di
noi: padre-padrone che non rispetta nessuno, bassa
considerazione delle donne etc ma non lo colpevolizzo perche
probabilmente vive disagi enormi da una vita! Il problema penso
nasca quando parlo: ogni volta che parlo con qualcuno (esclusi
parenti e fidanzato che conosco bene), ad esempio ad un
colloquio di lavoro o ad una cena con amici, quando torno a casa
inizio a sentire un grande disagio, voglia di rimettere e mi
vergogno. Inizio a ripensare a quello che ho detto e mi vergogno
di aver parlato, mi sento proprio tanto male. Il disagio è
cresciuto in queste due ultime settimane: il giorno della mia
laurea ho discusso la tesi senza difficoltà, ma quando sono
uscita dall'aula sono inziati i problemi, infatti quando mi
sento a disagio cerco il mio fidanzato, gli sto attaccata e
quando non mi tiene la mente impegnata perche parla con altre
persone cerco la sua attenzione toccandogli il viso o comunque
sempre standogli attaccata. La scorsa settimana ho avuto un
colloquio con una società importante, tornata a casa sono
iniziati i problemi: mi viene il pianto, mi manca il respiro e
voglia di rimettere, sto malissimo per diversi giorni, perche ho
la m
Vi ringrazio per il tempo che avete dedicato alla lettura.
Cordiali saluti.
Enuresi notturna/diaurna
Buongiorno
sono la mamma di una bambina di 7 anni e mezzo. Frequenta la 2
elementare e didatticamente le maestre sono soddisfatte ma ha un
problema che forse la fa vivere in un mondo tutto suo. Mia figlia
non ha mai smesso di fare la pipi al letto durante la notte. Ci
abbiamo provato con una cerata, svegliandola ad una certa ora ma 1
o 2 giorni è andata quasi bene poi.... Ora da qualche settimana
si bagna anche di giorno. Infatti devo mandare un cambio a scuola
per ogni eventualità. I compagni di classe se ne accorgono e
spesso si lamentano del cattivo odore e credo che ne ridano anche.
E' un grande problema. Inoltre le maestre mi dicono che per
terminare un compito ci impiega più del normale in quanto si
alza, gira, perde tempo.La mia bambina è molto sensibile. Circa 3
anni fa io ho perduto entrambe i miei genitori in 3 mesi e lei,
unica nipote e molto legata a loro, ne ha sofferto tremendamente.
Ho fatto del mio mio meglio per reagire anch'io e non far pesare
il mio dolore su di lei. Ultimamente è molto legata a me, in
maniera quasi ossessiva. Vuole dormire con me già da tempo, vuole
la mia mano e durante la notte si spinge nel letto verso di me
quasi a buttarmi fuori. Sono molto preoccupata. Altra cosa
importante che la bambina è obesa. E' alta 1,42 e pesa 68 kg. Ho
fatto tutti i controlli medici per scongiurare disfunzioni
tiroidali o altro. Infatti tutto ok. Ha sempre fame, le resta
difficile controllarsi e anche noi genitori tutti i giorni è la
stessa storia. Mangiane poco, mangia piano, devi stare
attenta...... è proprio difficile trattenere un bambino che ha
fame. Non bisognerebbe portarla mai alle feste, al parco, al
ristorante. Insomma aiutatemi per favore, se mi devo rivolgere a
qualcuno fatemi sapere. Vi chiedo di farmi sapere con urgenza.
Comunque il 16 p.v. ho appuntamento con lo psicologo della scuola
di mia figlia, vediamo cosa mi consiglia. Grazie dell'attenzione.
Distinti saluti.
Una mamma angosciata.
Consiglio psicoterapia
Buongiorno, ho 34 anni e da 10 mesi sono in
analisi presso una
psicoterapeuta di scuola freudiana per un problema di depressione
lieve (?) e di difficoltà affettive e relazionali (infedeltà
compulsiva, terrore del matrimonio), con una brutta infanzia alle
spalle. A questi problemi si è recentemente aggiunto un senso
violentissimo di frustrazione dovuto al fatto che 10 mesi di
terapia
(due volte alla sett., quasi 3.000 euro già spesi) non hanno
portato
nessun miglioramento nella mia condizione, nessuna diversa
prospettiva, nessuno spiraglio di serenità. Sento che il credito
di
fiducia si è esaurito, mancando riscontri di benessere, e in
qualche
modo la psicoterapia da risorsa è diventato il mio problema più
grosso. Ho più volte cercato di parlarne con l'analista, la quale
invariabilmente mi rimanda alle mie difficoltà di dare fiducia
(carenza di affetti e assenza di riferimenti nell'infanzia) e alle
mie
aspettative di tipo "onnipotente". Questo sarà anche
vero, ma queste
risposte mi causano sensi di colpa e di inferiorità per non
essere in
grado di valorizzare le opportunità della terapia. Se poi ribatto
che
il problema sta assumendo dimensioni insopportablmente frustranti
e
ossessive, mi propone il ricorso a psicofarmaci per sedare
l'angoscia.
E questo lo trovo umiliante, perché mi sembra un modo per
sbarazzarsi
delle mie resistenze senza nemmeno tentare di discuterne. Insomma,
sono agli sgoccioli. Posto che nessuno mi obbliga a continuare su
questa strada (anche se in fondo non provo ostilità verso la
dottoressa, e anzi penso per il resto di avere un buon rapporto
con
lei), il mio timore è che questa situazione, se davvero ne sono
io la
causa unica e centrale, sia destinata a ripetersi con eventuali
altri
professionisti. Lei che cosa ne pensa? Grazie!
I figli maggiorenni soffrono?
Appena dopo essermi separato, sono andato a
vivere in Brasile con una donna. Questo è avvenuto nel 2006, ed i
miei 3 figli di 25, 22 (maschi) e 16 (femmina) anni, si sono
ritrovati di colpo con un padre che fisicamente non era presente,
ma che sempre li cerca, li telefona e conversa con loro.
Nonostante tutto, vedo che il rapporto d'amore che c'era si è
inclinato. La colpa di tutto questo non è della mia compagna
brasiliana, ma solo mia. Vorrei capirci qualcosa, sono disposto a
sacrificare la mia felicità ed a tornarmene in Italia! In cosa ho
sbagliato di così grave?
Grazie, spero che mi rispondete
|
Coinquiline strane Salve,non so a chi rivolgermi per il mio problema e ho detto,perchè non provare in internet? Ed ho trovato voi. Sono una studentessa e vivo fuori casa da un anno in una casa con altre 2 ragazze che chiamerò A e B. All'inzio le cose andavano bene tra noi poi A, ha iniziato ad accusarmi di portare troppo spesso il mio ragazzo a casa(lui studia nella mia stessà città,quindi siamo entrambi fuori sede)anche se premetto che A la quale mi da più problemi(perchè B non parla tanto,capisco che c'è qualcosa che non va quando diventa più scostante e musona del solito)fa lo stesso con il suo ragazzo,solo che il suo può stare di meno in casa, meno notti(2)perchè lavora e inoltre lui è proprio di questa città e vive qui con la famiglia. Insomma in poche parole all'inizio io e A eravamo molto legate,tra l'altro a lei piace un sacco parlare(è un po logorroica)mentre l'altra ragazza(B) era molto riservata e sempre col broncio(imputabile al fatto che lavora e torna a casa stanca).Insomma,con l'avvento degli esami mi sono scostata da lei(A) ma per ovvi motivi(dovevo studiare!!) e alla fine dopo già qualche rimprovero da parte sua per la presenza spesso del mio ragazzo(va detto che quando viene non usa mai il bagno e non esce mai da camera mia... qui mi chiedo:pago un'affitto avrò pure il diritto di fare in camera mia quello che voglio senza però disturbare la quiete pubblica???)A comincia ad allontanarsi e legarsi molto con B e adesso,dopo 7 mesi di convivenza tranquilla siamo giunti al punto che mi escludono da qualsiasi cosa loro facciano che va dal pranzo all'uscire insieme. A mala pena mi salutano e anche se il mio ragazzo lo faccio venire di meno(3 notti a settimana,prima capitava 4 o 5 ma solo nel periodo esami perchè non avevamo lezione la mattina,paticamente non lo vedono mai a parte quando entra nel corridoio,perchè viene solo a dormire)loro continuano a fare le asociali e comunella tra di loro. Io non riesco a parlare con loro, anche se fosse la cosa migliore ma, essendo orgogliosa non vedo dove sbagli
La scoperta del proprio corpo Vi scrivo per avere un consiglio su come comportarmi e cosa dire a mia figlia di 6 anni che in più occasioni ho trovato che giocava al "dottore" con una sua amica, per la precisione facevano finta di farsi delle punture nella zona anale con degli oggetti tipo pennarelli o altri giochi trasformati per l'occasione. Sorprese sul fatto hanno mentito nn volendo raccontare... Parlando in un altro momento con mia figlia e' scoppiata a piangere chiaramente imbarazzata... Nn avevo fatto pesare la cosa le avevo spiegato che certi giochi e' meglio nn farli perché' ci so può far male. Sperando di essermi spiegata ringrazio e attendo una vs risposta.
DOMANDA: SALVE,HO 21 ANNI E SONO MOLTI ANNI CHE NON RIESCO A SENTIRMI LIBERA DI PARLARE CON I MIEI FAMILIARI, IN PARTICOLARE CON MIO PADRE O IN SUA PRESENZA. HO DUE SORELLE, MA LORO NON HANNO QUESTO PROBLEMA, ANZI, MI SENTO MALE DI FRONTE ALLA LORO DISINVOLTURA NEI DISCORSI FAMILIARI. NON HO MAI PARLATO CON NESSUNO DI QUESTA SITUAZIONE, MA ORA VORREI RISOLVERLA, SE è POSSIBILE CON IL SUO AIUTO. LA RINGRAZIO IN ANTICIPO PER LA RISPOSTA, S.
DOMANDA: la mia vita è bloccata xkè nn riesco a laurearmi,nn riesco a studiare xkè ho dei disturbi della concentrazione,la mia mente è assalita da mille flash,pensieri connessioni ecc..nel tempo x poter raggiungere livelli d concentrazione necessari allo studio del diritto(studio giurisprudenza)ho sfruttato la mia voce e m sn provocata una disfonia disfunzionale. uso il metodo della scrittura fino a provocarmi contratture muscolari al trapezio ds.sn in terapia cn uno psikiatra da quasi 5 anni.soffro d insonnia.il mio esperto sostiene ke la dilatazione dei tempi dello studio è dovuta ad un artificio della mia mente ke nn vuole evolversi,crescere,separarsi dalla famiglia..la mia mente inneskerebbe quelli ke io definisco i fanyasmi della mente sia x decongestionare la mia mente dal carico d lavoro d ciu la obero(ad es come la formazione dell acido lattico nei muscoli sfruttati)sia x rallentare i tempi dello studio e impedire a me d crescere e allontanarmi dalla mia famiglia.nn sn sposata ma fidanzata da 7 anni cn un ragazzo al quale a causa dei miei disturbi psicoemotivi sto causando un sacco d problemi.nn lavoro e ho paura d iniziare un lavoro xkè i miei genitori s aspettano da me solo la laurea..la mia situazione è peggiorata da uno stato d inconsapevolezza pressokè totale e dall insonnia notturna ke penalizza la mia giornata..
DOMANDA: G., la mia bambina di 10 anni, quasi tutte le notti, verso le 3, si sveglia e questo da quando aveva 6 anni ed abbiamo cambiato casa, gridando "mamma dove sei?" e si rifiuta di tornare a dormire nel proprio letto. Poichè riteniamo che la soluzione di farla dormire nel lettone non vada bene, la accompagnamo sul divano della sala, dove riprende a dormire dopo essere stata rassicurata. La notte casa nostra è trasformata in un andirivieni.Andare a letto le causa sempre uno stato di angoscia e tende a ritardare il momento del sonno. Si addormenta solo se con lei è presente un adulto (lei preferisce la mamma ma noi ci alterniamo).Non vuole mai stare da sola in casa, anche se per pochi minuti, mentre con le amiche ha un atteggiamento sicuro ed aggressivo, da leader incontrastata. Ha un fratello maggiore che ha 22 anni, nato dalla precedente unione della mamma, con cui va molto daccordo e che è un ragazzo equilibrato che ogni tanto si prende cura di lei. Papà e mamma hanno caratteri molto diversi: simpatico, attivo ed aggressivo e poco paziente papà, riflessiva, paziente, più affettuosa (rispetto a papà) e tranquilla la mamma, che è la persona che si prende sempre cura di lei, tranne al mattino, quando viene accompagnata a scuola dal papà che spesso la incalza e la sgrida perchè fanno sempre tardi, sia a causa del papà che sua perchè spesso si distrae e non riesce a concludere i compiti che le vengono assegnati, sia scolastici che quotidiani. Abbiamo chiesto aiuto alla ASL di riferimento ma siamo ancora in attesa che ci fissino un appuntamento per riceverci e questo da settembre 2008. E'un servizio che lascia molto a desiderare. Cosa possiamo fare per risolvere questo problema? Ci sentiamo davvero scoraggiati ... Grazie per tutto quello che potrà fare per aiutarci.
DOMANDA: Buongiorno, ho 36 anni e da circa un anno sono in terapia causa un lutto che ha accentuato problematiche di umore che ho sempre avuto ma che prima riuscivo a gestire meglio. A questi problemi si è aggiunta una problematica di dipendenza fortissima ad un'amica che mi portava a stare malissimo in sua assenza. Dopo un tentativo di suicidio risalente a sei mesi fa sto assumendo degli psicofarmaci che hanno migliorato la mia situazione (ma mi creano anche sonnolenza); la psicoterapia mi sta aiutando ad uscire dalla dipendenza dalla mia amica. Però mi si presenta un problema enorme: non so fare a meno del mio psicologo. Non so se sia amore o cosa, so che sto bene quando sono a colloquio e il mio pensiero è sempre rivolto a noi. So bene che non possono esserci legami al di fuori del setting ma temo che parlandone con lui mi dica di cambiare terapeuta. Io non voglio assolutamente ricominciare dall'inizio con un'altra persona ma mi rendo conto di essere troppo coinvolta con lui e che a lungo termine la terapia tenendo nascosto questo aspetto non mi aiuterà a risolvere totalmente i miei problemi. Cosa posso fare? Parlargliene in ogni caso sperando che magari esternando il problema lui mi aiuti a ricolverlo? Grazie....
DOMANDA: Ho 26 anni e vivo cn ia madre da quando ero piccola,i miei genitori sn separati ormai da anni.Mio padre ha semppre vissuto in un' altra citta';e per molto tempo non l ho visto anche se siamo rimasti in sporadici rapporti per corrispondenza.In seguito ho saputo che lui aveva dei problemi con l alool e ci siamo riavvicinati.Nonostante la figura di mio padre assente dai 16 ai 19 anni ho vivuto sempre serenamente.Dopo la maturita' mi sono iscritta all universita' presso la facolta' di Lingue..ma e' li' che e ' cominciato un periodo bruttissimo anche perche' avevo accanto un ragazzo che non mi incoraggiava per nulla a continuare gli studi che trivavo difficili.Ho lasciato l universita' dopo neanche un mese di corsi e mi sono a messa a lavorare ma non ho mai trovato una stabilita' netta;qualsiasi cosa facessi mi sembrava non era mai la cosa giusta mi sentivo sempre un forte senso di inquietudine specialmente quando lavoravo come commessa pensavo che non avrei potuto trovare una stabilita'e io vollevo e voglio una stabilita' economica..Cosi',a 23 anni mi sono riscritta all universita' con buona pace di mia madre che a semore sostenuto che una Laurea ti garantisce un futuro migliore lavorativo.Solo che adesso ho 26 anni e ho fatto solo 3 esami..il motivo e ' che non mi sento tranquilla contuo ad avere un forte senso di inquietudine e non riesco a stare tranquilla e mettermi sui libri ,non riesco a gestire lo studio..e l episodio ecletante s e' verificato ieri inquanto reduce da due esami fatti il 22 e il 26 di gennaio ho preparato quest esame di storia studiando dal 27 gennaio fino al 3Febbraio.Ieri arrivata in aula assisto alle interrogazioni....e non mi sento sicura cosi' decido d andarmene.Ovviamente tornata a casa dico a mia madre la verita' e abbiamo un forte scontro .Insomma io a 26 anni non so cosa fare della mia vita e mi sento una fallita.Non so se lasciare gli studi oppure continuare.Non so piu' cosa voglio.Anche affettivamente oltretutto ho avuto moltissime delusioni fidandomi ciecamente dipersone che mi han
DOMANDA: Salve. Vivo con in miei genitori,sono
fidanzata da 5 anni e lavoro in un ufficio. Non so cosa mi
succede da un po' di tempo, ma io mi sento insoddisfatta,
a volte stanca e priva di iniziative. Vedo il mondo
intorno a me che si evolve, ( per esempio: coetanei che si
sposano) ed io invece mi sento sempre immobile,
come se avessi l'età di un adolescente, incapace di
decidermi su tante situazioni. Apparentemente sembro una
ragazza tranquilla, ma i miei genitori e il mio ragazzo non
dicono le stesse cose. Mi arrabbio con loro per cose futili
forse per sfogare tutte le tensioni accumulate e
naturalmente poi creo (accorgendomi sempre tardi) dei cattivi
malumori. Continuando a far così ho paura di perdere il mio
ragazzo, il quale più volte mi avrebbe invitato a rivolgermi ad
uno psicologo perchè alle volte ho paura a lasciarmi andare
nell'intimità. Come posso fare per rimediare tutto ciò, non
voglio rovinare questo rapporto?
DOMANDA: un bambino che utilizza
indifferentemente la parte destra e la parte sinistra,per i
lavori di precisione utilizza la mano sinistra es. unire dei
puntini con una matita per definire un disegno, mentre per
colorare lo stesso utilizza la mano destra.
DOMANDA: Ho letto nel vostro sito la seguente affermazione :"Inoltre se si sta assumendo un altro antidepressivo, sono possibili delle reazioni fatali. Ad esempio, va contattato il medico se si sta assumento Diazepam(Valium), lo Xanas, il Lithium ecc. ecc. o anticoagulanti come il Warfarin (Coumadin). ", chiedo se è possibile ricevere ulteriori informazioni a riguardo perchè sto assumendo i medicinali citati. Grazie
DOMANDA: Buongiorno sono A. il papa' di un ragazzo di
15 anni.Mio figlio avendo un'altezza di 159cm, e un peso di
50kg, vive un disagio rispetto ai suoi coetanei, i quali sono
gia' dei veri ragazzoni.Il ragazzo pratica come sport il calcio
. Le chiedo se è normale questo ritardo nello sviluppo fisico e
se noi genitori possiamo aiutarlo con una dieta particolare. Ho
notato che a livello del pube e ascellare ci sono pochi peli,il
capezzolo da una settimana si presenta piu' consistente.Io sono
alto 173cm, mia moglie 168cm.Fiducioso in una sua risposta la
saluto e la ringrazio. DOMANDA: Salve, mi chiamo S. ho 24 anni, vorrei
togliermi un dubbio, leggo molti romanzi di ogni genere anzi non
riesco durante la giornata a non pensare alla storia che stò
leggendo, per me è come un rifugio, sento un bisogno compulsivo
di continuare a leggere la storia, questo però non succede con
altri tipi di lettura come ad esempio saggi ecc.. Il mio dubbio
è: i romanzi possono avere un tipo di “dipendenza
comportamentale”? Nel periodo in cui leggo mi sento distaccato
e molto meno reale e cosciente e quando l’ho finito mi sento
disorientato. So che non servono a nulla ma non mi riesce
naturale farne a meno anzi devo fare uno sforzo come se fossi in
astinenza. Ho fatto una ricerca sul web ma nessun sito ne parla,
non so neanche se stò dicendo delle sciocchezze, cosa ne pensa? DOMANDA: Frequento una psicologa da tre anni e mi ha fatto pagare la seduta anche quando sono stata assente per la morte di mio padre. E' regolare? |