Pages

Le Risposte dell'Esperto

Ri-abilitazione

DOMANDA:

Salve, sono un'educatrice professionale della provincia di Bari. Seguo da
circa
7 mesi una ragazza affetta da sindrome di down e ,da quello che mi hanno
riferito, soffre anche di mutismo selettivo.
Mi rivolgo a voi perchè ho visto che è stato dedicato una pagina per il
mutismo selettivo e
spero di ricevere qualche spiegazioni in più su questo
disturbo del linguaggio.
In realtà questa ragazza, ormai è diventata una donna, ha 30 anni, ma è
dall'età di 10 anni che non parla. Durante alcuni occasioni, ha saputo
dimostrare di saper parlare e quando ho organizzato attività di lettura o
di
comprensione lei mi ha dato la dimostrazione delle sue reali capacità
cominicative. Premetto che la ragazza vive in uno stato agiato e che da
piccola
non è stata accettata dalla mamma e che durante i primi anni di scola
elementare,a causa di dislessie, è stata spesso vittima di insulti da parte
dei
compagni di classe i quali le dicevano che non sapeva parlare e che un
giorno,
quasi stanca della sua situazione, disse apertamente alla mamma di non
saper
parlare e da quel momento in poi si è sempre più chiusa in un mondo tutto
suo,
divenendo  più restia alle relazioni sociali e sempre più silenziosa con
tutte
le persone e anche con gli stssi familiari.
Durante questi anni, prima del mio arrivo è stata seguita da altre persone,
come terapisti o ragazze che si impegnavano a insegnare qualche elmenti di
scrittura, lettera e nello stesso tempo ha ferequentato tutti gli anni di
scuola dell'obbligo più 7 anni di scuola superioe acquisendo un buon grado
di
istruzione.
La mia programmazione è basata sull'acquisizione di maggiore autonomia, in
quanto la ragazza ha buonissime  capacità di deambulazione e di
comprensione,
ma a seguito del suo mutismo spesso è stata sostituita dai genitori i
quali,
per premura, da sempre hanno anticipato tutte le sue azioni quotidiani:
come
lavarsi, vestirsi aprire e chiudere la portiera della macchina e altro di
simile.
Da circa 3 mesi frequenta di mattina un centro di riabilitazione dove è
impegnata in attività ludico-educative e sopratutto di socializzazione.
All'interno di questa struttura la ragazza, sta molto bene e partecipa
attivamente alle attività che le vengono proposte, ma con un particolare,
che
tutto ciò che compie lo fa con un ritmo lentissimo. I tempi di risposta ad
uno
stimolo non sono istantanei, ma necessita che la frase le venga ripetuta
più
volte prima di eseguirla, come se non sia concentrata a sentire quelle che
le
viene detto.
Accanto a questo cammino da circa 1 mese ho integrato anche la
musicoterapia
e la danzoterapia dalle quali sembra fortemente attratta e cercando  in tutti
i
modi di integrarla nelle attività di socilizzazione migliorando il rapporto
con
l'altro che spesso non risulta semplice.
Dopo aver analizzato brevemente il caso, vorrei porvi qualche domanda:
1) MA e' possibile guarire dal mutismo selettivo quando sono trascorsi
troppi
anni?
2) Il cammino che sto seguendo favorisce miglioramenti?
4) Se ogni tanto le facessi dei ragionamenti sulle sue vere capacità,
invogliandola a parlare le farei del male?
5) I soggetti affetti da mutismo selettivo possono cadere in depressione?
6) E quanto aiuterebbero i farmaci?
7) Cosa dovrei evitare di fare o di dire?

Restando in attesa di un vostro cordiale riscontro invio i miei più
cordiali
saluti.

RISPOSTA:

Salve dottoressa,

Il mutismo selettivo nel Manuale Statistico dei Disturbi Mentali, viene inserito nella categoria “altri disturbi”, anche se erano state prese in considerazione altre due categorie dove inserirlo che sono i “disturbi della comunicazione” e i “disturbi di ansia”. Non è quindi un disturbo del linguaggio, poiché chi ne è affetto riesce a parlare. La difficoltà infatti è legata al contesto e non alla capacità in sé di produzione del linguaggio. Generalmente questo tipo di disturbo, quando “puro”, è di tipo transitorio e si risolve spontaneamente nel giro di un anno (Leonard, Topol, 1993). I casi in cui il mutismo persiste si suppone possano più avvicinarsi a delle forme di disturbo ossessivo-compulsivo o ad una forma di fobia sociale.

L’evoluzione del disturbo in casi particolari, come quello da lei descritto dove è presente una sindrome genetica e, suppongo, un ritardo cognitivo, dipende da molteplici fattori che non permettono di fare una prognosi in tal senso. Sarebbe perciò auspicabile non investire tempo per cercare di far parlare la signora in questione, ma di offrirle degli strumenti alternativi di comunicazione, e poiché non sono particolarmente favorevole all’utilizzo di farmaci, consiglio di utilizzare delle tecniche cognitivo-comportamentali per improntare un buon programma abilitativo di potenziamento cognitivo.

Inoltre, riporto qui ciò che è consigliabile fare e ciò che invece, è da evitare nei casi di mutismo selettivo:

Cosa fare

  1. L'utilizzo del rinforzo in caso di tentativi di verbalizzazione;
  2. Il bambino viene abituato a parlare prima quando ci sono poche persone, poi in presenza di un numero di persone sempre maggiore (desensibilizzazione);
  3. Utilizzo di tecniche di rilassamento;
  4. Essere pazienti e rispettare i tempi del bambino (le aspettative di linguaggio fanno scattare in questi bambini, molto sensibili, un'ansia ancor più paralizzante);
  5. Offrire ai bambini strategie di comunicazione alternative (si è visto che, al contrario di quanto non si credesse, consentire ai bambini un modo per comunicare diverso dal linguaggio, non prolunga il mutismo, al contrario, riduce l'ansia principale causa di mutismo);
  6. Stimolare l'interazione sociale, ovviamente senza pretendere l'uso del linguaggio;
  7. Elogiare il bambino su tutti le sua qualità positive per aumentare la sua autostima;
  8. Coinvolgimento della scuola;
  9. Coinvolgimento dei genitori;

Cosa non fare

  1. Non forzare assolutamente il bambino a parlare (i bambini si accorgono anche di varie "strategie" messe in atto, come "fare una passeggiata con la zia preferita": esacerbano il disturbo);
  2. E' sbagliato pensare che questo disturbo sia dovuto solo a timidezza e pensare che passerà con la crescita;
  3. Il mutismo selettivo non è una forma di autismo;
  4. Non usare tecniche punitive con il risultato di un aumento dell'ansia; 
  5. Non cercare di corrompere il bambino con frasi del tipo "se parli...avrai...", non si ottiene il risultato voluto e o si rischia di arrivare ad una rottura dei rapporti o al fatto che il bambino ottiene ciò che è stato promesso senza aver parlato, con il risultato di far diminuire la credibilità negli adulti; 
  6. Non pensare che il bambino non sia frustrato per il fatto che non parla;

Dr.sa Paola Romitelli

Le Attività > L'Esperto Risponde > Le Risposte dell'Esperto > Ri-abilitazione > Risposta

Le Nostre Attività

 

Scrivi la tua mail per essere aggiornato gratuitamente sulle attività e sugli ultimi articoli pubblicati!

 

 
 
Google