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Le Risposte dell'Esperto

Disturbi d'Ansia/Depressione/Ossessioni

DOMANDA: Salve, sono uno studente di 23 anni, e da quasi 1 anno soffro di attacchi di ansia(panico).

Sono fidanzato da 2 anni, e ho una famiglia composta da 4 persone: io, mio padre, mia madre e mio fratello.

Il primo attacco c'e l'ho avuto in ambito scolastico, ma poi poco dopo ne ho avuti altri anche in ambiti diversi.

Tutte le cose che prima riuscivo a fare oggi mi sembrano impossibili o difficilissime, e sono quasi costantemente in uno stato di ansia(con i conseguenti disturbi a livello dell'apparato digerente), anche in situazioni per le quali non c'è nulla da temere.

Ho provato per un periodo ad andare da uno psicologo, ma non ho avuto grandi giovamenti.

Questi attacchi, più forti o meno che siano, mi capitano spesso.

Per contrastarli a volte faccio uso di medicinali, come lo xanax(durante la giornata) e il felison(per dormire la notte), che però non risolvono il problema, ma mi aiutano solo a gestire l'ansia.

Ultimamente faccio anche molto sport, e ho visto che anche questo aiuta, perchè mi fa sentire più¹ a posto fisicamente, ma comunque non risolve il problema.

Questi attacchi all'inizio erano così forti da indurmi a pensare di soffrire di qualche malattia; oggi mi sono reso conto, e ne sono convinto, che il problema è solo nella mia testa, ma nonostante tutto non riesco ad evitarlo, è come un disturbo cronico.

Le situazioni che mi scatenano questi attacchi, più o meno forti che siano, sono molteplici (scuola, lavoro, anche una semplice uscita con gli amici o una vacanza), e sono situazioni in cui penso di non avere via di fuga; ho paura di queste situazioni, perchè sono quelle in cui mi potrebbe venire un attacco, quindi mi rendo conto che quello che mi crea ansia e mi spaventa è anche la paura di avere un attacco di ansia(panico), quindi la paura di avere paura.

Come posso fare a bloccare questi pensieri o meccanismi, che si attivano automaticamente nel mio cervello, prima che il disturbo diventi cronico, o ancora peggio irreversibile.

Non mi voglio abituare a questa situazione, e visto che sono ancora giovane spero di poterne uscire.

Come posso fare?

Un neurologo potrebbe essermi d'aiuto?

Ho sentito che per curare questi attacchi di panico si usano dei farmaci che agiscono sul livello di serotonina, funzionano?

La ringrazio per la sua attenzione, e nell'attesa della sua risposta colgo l'occasione per porle i piu distinti saluti.

 

RISPOSTA

 

Caro A.

il disturbo d'ansia può essere davvero debilitante per chi ne soffre.

Esistono molti tipi di disturbi d'ansia, li elenco brevemente (senza menzionare quelli indotti dall'uso di sostanze):

- Attacco di panico: che si manifesta con una insorgenza improvvisa di una intensa paura o terrore, spesso associati con la sensazione di una catastrofe imminente. Durante questi attacchi sono presenti sintomi come dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia, paura di morire, nausea o disturbi addominali...

- Agorafobia: si manifesta con ansia o evitamento di situazioni o luoghi dai quali sarebbe difficile allontanarsi o nei quali non sarebbe disponibile un aiuto in caso di panico;

- Disturbo di panico senza agorafobia: gli attacchi di panico possono essere ricorrenti e vi è preoccupazione persistente per questo;

- Fobia specifica: dove è presente un'ansia significativa per l'esposizione ad una situazione o ad un oggetto (es. paura dei ragni) per cui c'è spesso evitamento;

- Fobia sociale: ansia provocata dall'esposizione a situazioni sociali (es. un esame) anche qui sono presenti condotte di evitamento;

- Disturbo ossessivo-compulsivo: caratterizzato da ossessioni e/o compulsioni (es. controllare molte volte se si è chiusa la porta di casa);

- Disturbo post-traumatico da stress: rivivere in modo più o meno ansiogeno un evento traumatico avvenuto anche anni prima;

- Disturbo acuto da stress: sintomi che identici al precedente ma che si verificano subito dopo l'evento traumatico;

- Ansia generalizzata: caratterizzato da almeno 6 mesi di ansia e preoccupazioni persistenti ed eccessive.

 

Ognuno dei sintomi di tutti i disturbi di ansia sta a significare qualcosa, c'è per un motivo. Proprio per questo c'è bisogno di un aiuto psicologico: per capirne il motivo, la causa psicologica (una delle quali per esempio, potrebbe essere la paura di prendere delle decisioni importanti che porterebbero ad una svolta della nostra vita, mascherata da un sintomo tipo la paura di prendere il tram).

La psicoterapia da intraprendere per risalire a queste cause (cause che, ripeto, non sono quelle concrete, quelle evidenti, come ad esempio la paura di morire, ma sono altre, inconsce, che possono diventare consapevoli solo con l'aiuto di un esperto) purtroppo non risolve il problema urgente delle difficoltà presenti in molte azioni anche semplici che la vita di tutti i giorni ci porta a fare, poiché ha tempi più lunghi.

Capisco, quindi, il ricorrere all'uso di farmaci (che, mi raccomando, devono essere sempre prescritti da uno psichiatra competente, da cui poi bisogna essere seguiti per il dosaggio) che però intossicano e non vanno alla causa del problema.

Con l'uso di farmaci, senza una opportuna terapia psicologica, è possibile che si presentino altri sintomi al posto di quelli 'assopiti' dai farmaci (si ricordi sempre che c'è un motivo per cui sta passando questo periodo in cui sono presenti attacchi di ansia/panico, che non va sottovalutato).

Pensi ad esempio ad una malattia del corpo: il dolore ad una caviglia è il sintomo di una malattia, se lei prende un analgesico che 'assopisce' il dolore potrebbe non accorgersi, o accorgersi in ritardo, di una distorsione che inevitabilmente peggiorerà.

Comunque, per risolvere l'urgenza della sintomatologia ansiogena, le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo di orientamento strategico-breve che in poche sedute risolve il sintomo. Una volta risolta l'urgenza del sintomo, potrebbe cercare di capire il perché di questa ansia, il motivo per cui le è venuto il sintomo dell'ansia, per non farla tornare, per non far sorgere un altro sintomo, per avere una conoscenza di lei stesso maggiore.

Se proprio non riesce a non utilizzare i farmaci, si faccia seguire da uno psichiatra (se già non lo fa) e affianchi ai farmaci una psicoterapia adeguata che le permetterà un domani di non dover essere dipendente dai farmaci.

Lei ha molte risorse (non solo è giovane, ma ha già contattato uno psicologo, un medico...e questo denota coraggio e voglia di farcela; ha una ragazza, è iscritto all'università, ha deciso di fare sport): credo che con un buon aiuto ce la potrà fare.

Cari saluti.

Dr.sa Paola Romitelli      

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