Sono in aumento le coppie che chiedono l’idoneità
per l'adozione?
Sì, e questo accade mentre, come si sa, le nascite sono
notevolmente diminuite. Sono tante le coppie che si rivolgono ai
tribunali per avere l’idoneità all’adozione, sia nazionale,
sia internazionale. Il loro numero è superiore a quello dei
bambini dichiarati adottabili, ma non dei bambini che vivono in
Italia e nel resto del mondo, in gravi condizioni di salute, di
solitudine, di disagio. Per i quali, tuttavia, non è stata ancora
dichiarata l'adottabilità.
Si tratta di coppie che non possono avere figli ma anche di coppie
che, pur avendo già figli propri, intendono aprirsi al mondo
dell'adozione. Dunque meno figli biologici, e chi tenta di averne
si trova purtroppo con maggiore frequenza a non riuscirci. Le
cause sono molteplici. Le coppie, ad esempio, arrivano spesso alla
decisione di avere un figlio in età più avanzata rispetto al
passato, quando dunque si riduce la fertilità. E molte ricerche
ormai sottolineano come inquinamento ambientale, eccesso di stress
e problematiche psicologiche incidano in maniera consistente sulla
sterilità della coppia anche molto giovane.
Quali sono le maggiori difficoltà da affrontare?
Sono tante e di diverso genere. Se si pensa alla coppia con
problemi di sterilità si deve tenere conto, ad esempio, che
spesso arriva all’adozione portando le tracce di una profonda
ferita: non poter generare un figlio è un dolore che ha bisogno
di tempo per essere metabolizzato e che riaffiora in relazione
alle vicissitudini personali o ai sempre più frequenti fatti di
cronaca che riguardano bambini abbandonati e maltrattati. A questo
si aggiunge, con molta frequenza, la stanchezza per l’altalena
dei sentimenti legata ai tentativi di fecondazione assistita cui
le coppie si sottopongono, sempre più supportate dalle nuove
tecniche: con l’aiuto dei medici molti tentano di andare al di là
dei limiti imposti dalla natura e ciò pone questioni impensabili
fino a pochi anni fa. Timori relativi alla propria salute fisica e
psicologica, alla salute del nascituro, questioni morali e
legali... Spesso la coppia è sola per anni in questo percorso e
la fecondazione assistita assume l’aspetto di intervento medico
che mira al raggiungimento della tanto desiderata gravidanza e che
non lascia molto spazio alle normali angosce, esitazioni, paure,
all’alternanza di depressione e speranza, in particolare per la
donna che vive in prima persona interventi anche molto invasivi.
E’ dunque di fondamentale importanza che la coppia arrivi
all’adozione avendo curato e superato il proprio dolore per non
correre il rischio di chiedere, anche inconsapevolmente, al
bambino adottato di riempire un vuoto, di sostituirsi a un bambino
mai noto. Inoltre, l'iter burocratico da affrontare è molto
impegnativo, sia dal punto di vista psicologico, sia per gli
aspetti pratici.
I colloqui che le coppie effettuano con gli psicologi hanno lo
scopo di valutare l’idoneità ad adottare ma si propongono anche
di accompagnare i futuri genitori in un cammino che presenta molte
sfaccettature ed è fatto di impegni e verifiche che riaccendono
frustrazioni, rabbia e dolore.
Il conseguimento dell'idoneità è infatti solo il primo passo. Ci
vuole tempo, a volte anni, disponibilità a recarsi all’estero
per periodi più o meno lunghi in caso di adozioni internazionali,
disponibilità di denaro…
L’amore per il figlio adottivo è diverso?
Non si deve avere paura di rispondere “sì”, e non perché
l’amore sia minore o maggiore, ma semplicemente perché ha una
sua unicità. Tutti i genitori amano i propri figli in maniera
diversa l’uno dall’altro, perché sono diversi tra loro. I
genitori adottivi, poi, si confrontano con quelli biologici del
bambino da subito. Loro non sono stati con il bambino quando gli
altri lo hanno concepito, partorito e poi, forse, abbandonato o
maltrattato. Specie se il bambino è straniero i genitori adottivi
si predispongono ad incontrare un bambino che è “altro” da
loro stessi, a volte anche per il colore della pelle, ma
certamente per cultura e lingua.
E’ inoltre difficile, quando si adotta un bambino dopo averlo
tanto desiderato, non cadere nel rischio di voler esser sempre e
comunque buoni per non farlo più soffrire. Difficile anche
accettare le esitazioni iniziali o i rifiuti da parte dei bambini
come se questi segnalassero tracce del passato che si vorrebbero a
tutti i costi far dimenticare. Ma i genitori adottivi comprendono,
con il passare degli anni, che superare le difficoltà rende
l’amore tra loro e i figli particolare, unico, proprio perché
non è stato facilitato dal legame di sangue, dalla genetica. In
fondo è un amore cercato e ritrovato giorno per giorno.
Quali sono i principali problemi nella crescita?
E’ difficile generalizzare dal momento che ogni bambino ha un
suo carattere e una sua storia prima di incontrare i genitori
adottivi. Ciò che li accomuna è il fatto di avere tutti e
comunque una ferita. A volte un vero e proprio “buco” nella
mente e negli affetti. Un buco fatto di “non ricordo e nessuno
ricorderà per raccontarmi come era il mondo prima di me, come
erano i genitori che mi hanno concepito e perché è accaduto
quello che è accaduto”. A volte, specie i bambini adottati più
grandicelli, hanno ricordi sotto forma di sensazioni, immagini
sfuocate, a volte i ricordi sono di esperienze molto dure oppure
di momenti gradevoli con educatori e amici se hanno vissuto negli
istituti. Che fare di questi ricordi? Cercare di mantenerli o
dimenticare tutto, anche la propria lingua di origine?
La loro ferita spesso è difficile da guarire: i genitori adottivi
devono supportare attivamente questo processo senza chiedere al
bambino tempi brevi. E i bambini spesso stupiscono per la capacità
che hanno di credere nuovamente nella vita nonostante ciò che la
vita, molto precocemente, ha chiesto loro di affrontare. Molti
genitori adottivi possono raccontare, a chi è solo all’inizio
della storia adottiva, come si cresce insieme e come i bambini,
nel tempo, inizino a sperare e poi acquistino la consapevolezza di
essere veramente figli.
Le famiglie adottive hanno le stesse crisi delle altre
famiglie?
Il difficile è proprio avere il senso della normalità della
crisi. A volte le difficoltà possono essere drammatizzate e
ricollegate unicamente al trauma originario senza vedere il senso
costruttivo e vitale della crisi. Le famiglie adottive hanno per
questo bisogno, più di altre, di sentirsi accompagnate e
sostenute. Una buona esperienza è certamente quella già in corso
da diversi anni dei gruppi di auto-aiuto, in cui le famiglie
adottive si riuniscono mettendo a confronto le proprie esperienze.
Spesso grazie a questi gruppi anche i bambini che provengono da
Paesi diversi, o fratelli e sorelle che sono stati adottati da
genitori diversi, possono incontrarsi e trovare rinforzo alla
propria identità. In alcuni casi, tuttavia, le famiglie hanno
bisogno di figure professionali esperte che li aiutino a
sciogliere i nodi più complessi della crescita dei figli. Possono
allora rivolgersi ai centri per le consultazioni psicologiche e,
ove sia necessario, fornire ai propri figli la possibilità di
superare le difficoltà attraverso un percorso psicoterapeutico.
A cura di Giuliana Bruno
Membro Ordinario SIPSIA
Docente incaricato Scuola di Specializzazione ASNE-SIPSIA
Redazione della rivista Richard e Piggle
Fonte: http://it.health.yahoo.net