Tutti gli esseri umani
reagiscono alle difficoltà della vita con passeggeri momenti o
periodi di tristezza, specie se sono appena avvenute separazioni
importanti o si è in una fase di transizione (da un’età
all’altra, da un lavoro ad un altro, da una casa ad un’altra,
ecc.). Ci sono anche uomini che sono tendenzialmente malinconici e
raramente allegri o espansivi. E questa può essere una modalità
normale di muoversi nelle relazioni e nel proprio ambiente.
Tuttavia, in certi casi, la tristezza e la malinconia possono
rendere la vita pesante da sostenere. E subentrano una serie di
sintomi che possono far parte di una sindrome depressiva.
Generalmente la depressione provoca abulia e apatia, cioè scarsa
voglia di intraprendere attività e senso di spossatezza e
stanchezza: per chi soffre di depressione può diventare una
sgradevole impresa svolgere attività che gli altri fanno
generalmente con più piacere e gioia. Questo sintomo viene
denominato anche “rallentamento psico-motorio”, e sta ad
indicare che chi è depresso percepisce se stesso come sempre
stanco, privo di energia (anche mentale): come se il mondo fosse
coperto da un velo scuro di negatività.
Questo quadro, brevemente descritto, intende suggerire una delle
caratteristiche dell’umore, cioè il fatto di essere come la
tavolozza di colori di un pittore: c’è chi usa più spesso
colori accesi e vivaci, e chi invece tende a dipingere perlopiù
con toni scuri e spenti, come il grigio o il nero. Allo stesso
modo possiamo concepire il nostro modo di vivere e “vedere” il
mondo, la nostra vita, i nostri rapporti e il futuro: in maniera
più o meno positiva e fiduciosa.
Come aiutare gli uomini che si sentono depressi?
Prima di tutto non trascurare i sentimenti, non fare l’errore di
pensare che non siano importanti. Qualcosa che ci si rifiuta di
affrontare perché fa paura è come il famoso pallone di
Archimede: più cerchiamo di spingerlo sott’acqua più opporrà
forza e spingerà per emergere dall’acqua. La depressione di
solito si manifesta con segnali di stanchezza immotivata, mancanza
di vitalità e comunicatività interpersonale, poca voglia di
svolgere le normali attività quotidiane, intensi sentimenti di
tristezza e disperazione, fatica eccessiva nello svolgere attività
fisica, spossatezza, perdita di speranza nel presente e nel
futuro.
Il consiglio per gli uomini è di non tirare troppo la corda. Se
si è tristi anche spesso non è detto che sia depressione. Ci
sono uomini dal temperamento malinconico, ma non per questo sono
da considerarsi depressi. Il segnale d’allarme è molto
semplice: si sta male. L’invito è quello di non chiudersi in sé,
parlare se possibile prima ai familiari, notare le loro reazioni e
poi decidere sul da farsi.
In certi casi può aiutare anche solo uno psicofarmaco. Anche se
spesso gli anti-depressivi possono avere effetti collaterali, come
un aumento del livello di ansietà, agitazione e sentimenti
soggettivi di tensione che possono per esempio portare a fumare di
più. È anche vero che una pillola può aiutare molto per quanto
riguarda l’umore e il livello di energie psico-fisiche: più
buon umore, più voglia di fare.
È vero che gli uomini difficilmente parlano delle proprie
emozioni?
Fin da quando nasciamo siamo influenzati dalla società, e da chi
si prende cura di noi, nel modo in cui arriviamo a percepire noi
stessi e a ragionare. Ciò a partire dal ben noto fiocco (rosa o
azzurro) che mettono sulla culla. Possiamo chiamarli stereotipi, o
categorie sociali, o anche basi importanti e essenziali per la
lenta e difficoltosa costruzione del nostro ruolo nella società.
Gli stereotipi sociali perciò possono aiutare: il fatto cioè che
sin da bambini, i maschietti vengono esortati dalle loro stesse
madri a non parlare ed esprimere in maniera significativa porzioni
del proprio mondo interiore. Chi non ha mai sentito una mamma dire
al proprio piccolo che scoppia in lacrime: “Dai, non piangere
come una femminuccia, sei un maschietto, tu”.
Inoltre, i maschi vengono maggiormente coinvolti in attività che
richiedono impegno fisico e minore contatto con le emozioni.
Questo tipo di educazione, che ormai gli psicologi dello sviluppo
hanno accertato come universale, può aiutare a porre (per così
dire) dei paletti che poi, una volta cresciuto e divenuto
consapevole di sé, l’adulto utilizza per orientarsi. D’altra
parte questo tipo di percorso evolutivo può mettere l’adulto, e
anche l’adolescente, in difficoltà.
L’uomo viene, rispetto alla donna, meno abituato ad occuparsi
dei propri sentimenti e a confidarsi sui medesimi con persone
care. In caso di depressione quindi, mentre la donna può tendere
più facilmente a lamentarsi del proprio malessere con amiche o
parenti, l’uomo potrà avere una maggiore propensione a fare in
modo che non “traspaia” nulla. È chiaro che non è sempre così:
si tratta solamente di tendenze generali, e anche un po’
generalizzanti.
La depressione negli Stati Uniti… e in Italia?
Secondo recenti indagini in forma di sondaggio (effettuati negli
Stati Uniti), gli uomini spesso manifestano comportamenti
aggressivi, sono irritabili e irascibili in casa e al lavoro,
usciti dall’ufficio sono del tutto stremati (arrivano a casa e
se soli si attaccano alla bottiglia e poi vanno a dormire). Ma non
sono consapevoli di queste loro problematiche. Sentono che c’è
qualcosa che non va. Ma sono stati abituati dall’educazione
ricevuta a tener duro, a mostrarsi forti, a non dar segni di loro
debolezze e fragilità.
È più probabile, quindi, che mentre la donna, alle prime
avvisaglie di depressione si allerta nei riguardi di se stessa, e
si chiede come una madre chiederebbe alla sua bambina, “C’è
qualcosa che non va? Me ne vuoi parlare?”, l’uomo avrà la
tendenza a, per così dire, “fare il duro”. Cioè non parlare
con nessuno delle sue difficoltà e della sua sofferenza.
Negli Stati Uniti la figura dello psicoanalista e dello psichiatra
va molto di moda. Noi italiani tendiamo, generalmente, ad essere
un po’ più diffidenti verso gli esperti della salute mentale.
In America esiste un talk-show praticamente per ogni argomento che
si possa immaginare, ed è una società in cui tutti tendono molto
all’espressione della propria personalità e alla “marcatura
sociale” della proprie caratteristiche personali, cioè ognuno
tende ad imporsi per quello che è, nei pregi e nei difetti.
Ciò per dire che negli Stati Uniti se un individuo è depresso,
avrà maggiori possibilità di accesso ad una rete di
comunicazioni, mediatiche e legate alla “visibilità” del
proprio disagio e malessere. Qui da noi, sussiste maggiormente la
tendenza a “lavare i panni sporchi” in casa propria, cioè a
nascondere i problemi entro le mura della propria casa, e non
farne una questione di pubblica attenzione. Quindi, questi
sondaggi effettuati negli Stati Uniti sulle differenze tra uomini
e donne nell’affrontare la depressione, vanno considerati con la
dovuta cautela, se applicati alla situazione italiana. Rimane vero
il dato relativo alla maggiore facilità del sesso femminile ad
esprimere le proprie difficoltà in pubblico.
Cosa fare in caso di
depressione?
Il consiglio generico è di rivolgersi ad uno psicologo,
magari solamente per una breve serie di colloqui, che servano a
valutare l’entità della depressione di cui si soffre. Questo
fatto può diventare fonte di vergogna, magari perché si crede
che dallo psicologo ci vanno solo i matti. Lo
psicologo-psicoterapeuta è una figura professionale che può
occupare posti di rilievo nel sistema sanitario nazionale
(consultori familiari...). Ma può anche lavorare nel privato,
dove il paziente deve pagare anche molto di più: nel pubblico una
consultazione di quattro colloqui costa circa 60 euro, nel privato
una “singola seduta” può costare anche più di 100 euro. Il
fatto di pagare di meno nel pubblico, e le risorse offerte in
ambito psicologico dalle ASL, sono fattori di estrema importanza.
Anche perché non è detto che uno psicoterapeuta che lavori nel
privato sia necessariamente più bravo degli operatori del Sistema
sanitario nazionale. Inoltre, è frequente che uno psicoanalista
nel privato, se il paziente ponga come problema ristrettezze
economiche, possa prendere accordi con il paziente per un onorario
che stia al passo con le sue effettive possibilità.
Ci sono altre vie da seguire quando si è depressi?
È ancora diffusa l’immagine dello psicologo, che fa lo
psicoanalista nel privato, che porta avanti psicoanalisi per anni
e anni. In realtà, da tempo si stanno diffondendo numerose
tecniche di cura cosiddette brevi o focali (disponibili sia nel
pubblico che nel privato), che vanno a risolvere il solo
sintomo-depressione senza andare ad intaccare l’intera
personalità del paziente. Vi sono anche tecniche, dette “bioenergetiche”,
che prevedono l’utilizzo nella terapia anche del corpo, nel
tentativo di riequilibrare le energie psico-fisiche. Ci sono poi
le terapie “cognitive”, di solito non molto lunghe, in cui si
va con lo psicoterapeuta alla ricerca dei percorsi mentali che
distorcono la realtà e portano ad una visione più positiva di sé
e del mondo.
E per chi con lo psicologo non vuole avere proprio nulla a che
fare, rimangono sempre le valide tecniche di cura che abbiamo
importato dall’Oriente e dall’India. Basti pensare
all’agopuntura, da cui si può trarre giovamento per la depressione
o i massaggi ayurvedici e quelli shiatsu. C’è, infine, la vasta
gamma di prodotti omeopatici o fitoterapeutici.
Un ultimo
consiglio: se non avete tempo né soldi da spendere per provare
una qualsiasi di queste terapie, e non siete poi così depressi,
perlomeno approfittate della luce del sole che (in questa nostra
era di surriscaldamento) non manca di certo. È stato dimostrato
che una dose sensata (assolutamente non più di un’ora)
giornaliera di sole migliora l’umore e fa star meglio. Sole,
cioccolata (aumenta la concentrazione di serotonina nel sangue,
una sostanza che il corpo produce naturalmente e che ha proprietà
anti-depressive) e naturalmente tanta attività fisica.
A cura di Riccardo Serafini
Psicologo clinico e Formatore
Fonte:
http://it.health.yahoo.net