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Abuso di farmaci nell'infanzia

 

Più di un secolo fa Abraham Jacobi, il padre della pediatria americana, ribadiva la grande differenza tra adulti e bambini e l'importanza di avere farmaci studiati esclusivamente per i più piccoli, "da non considerare semplicemente come uomini o donne in miniatura". 

 

Malgrado i suoi saggi consigli, ogni anni ai bambini italiani viene prescritta una mole di confezioni di compresse, pasticche, supposte, sciroppi, spray, per curare disturbi spesso risolvibili spontaneamente.

 

Non solo, ma per tre quarti delle medicine prescritte non ci sono prove scientifiche sufficienti di efficacia e sicurezza in pediatria.

 

Ma, allarmismo a parte, quando si può parlare realmente di abuso di farmaci? Quali i più prescritti? E in quali disturbi? Di chi è la responsabilità delle troppe prescrizioni?

 

"L'abuso di farmaci può essere definito come un uso non appropriato degli stessi, per una determinata malettia o per le condizioni del bambino - spiega Alberto Giovanni Ugazio, Coordinatore del Dipartimento di Medicina Pediatrica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma - Rientra ovviamente nell'abuso anche l'impiego sconsiderato ed eccessivo di medicine somministrate senza una reale necessità, così come l'utilizzo di principi attivi mai collaudati nell'infanzia. Le conseguenze? Reazioni allergiche, diarrea, nausea, vomito, eritema, tremore, ma anche effetti più seri".

 

Sono pochi in realtà i farmaci sperimentati nei bambini: circa il 30% di quelli normalmente in uso in pediatria, mentre le molecole "off label", ossia "fuori etichetta", di cui si hanno conoscenze sul dosaggio ideale e sui potenziali effetti collaterali solo nell'organizmo pienamente sviluppato, rappresentano il 40% delle medicine prescritte dal pediatra di famiglia.

 

Non solo, ma di molti farmaci si potrebbe fare anche a meno, perchè le malattie che curano guarirebbero da sole.

 

"L'appropriatezza delle medicine prescritte, valutata sulla base del giudizio del pediatra di famiglia - continua Ugazio - è stata studiata nello studio APE, indagine condotta dall'Istituto Superiore di Sanità tra il 2002 e il 2003. I dati parlano chiaro: nel 20% dei casi la prescrizione del farmaco è stata giudicata non necessaria dagli stessi pediatri".

 

Ma perché allora tante ricette inutili? Di chi è la responsabilità?

 

"E' ovviamente sempre del medico, che però spesso ha a che fare con genitori ansiosi di concludere la visita con una rassicurante ricetta. Lo studio APE ha dimostrato che quando l'aspettativa di un rimedio farmacologico da parte del genitore è alta, aumenta di 60 volte la probabilità che il medico faccia una prescrizione".

 

Ci vuole quindi un maggiore "formazione del pediatra" e più educazione nel genitore. Ma dove c'è più abuso?

 

"Non c'è dubbio, in tutte le malattie infettive, in particolare le infezioni respiratorie, che portano ad un uso non raramente inappropriato di antibiotici. Troppo spesso, si abusa di queste sostanze nei bimbi sotto i 5 anni affetti da tonsillite, malattia che proprio in questa fascia di età è causata quasi sempre da virus, quindi non curabile con l'antibiotico. Stesso discorso vale per l'otite media, in cui è stato dimostrato che la probabilità di prescrivere antibiotici (spesso inutili in questo caso), è 7 volte superiore a quella di altre malattie respiratorie, come la bronchite.

 

Ma non è tutto. L'abuso di antibiotici, ma anche quello di immunostimolanti, sostenze oggi tanto di moda, riguarda anche le infezioni respiratorie ricorrenti, tipiche del bambino che va all'asilo, continuamente a casa perché raffreddato, e che in 99 casi su 100 si ricolvono da sole. 

Il genitore dovrebbe sapere che l'infezione respiratoria ricorrente è fisiologica e utile per far fare esperienza al sistema immunitario del figlio.

 

Ma attenzione: gli antibiotici usati in modo inappropriato, oltre a danneggiare l'intestino del bambino, alterandone la flora batterica intestinale, portano a fenomeni di resistenza e a un danno alla collettività. Contribuiscono infatti a selezionare ceppi batterici resistenti, che si diffondono tra i più piccoli, rendendo inefficace l'antibiotico in uso.

 

Per quanto riguarda gli antinfiammatori (ibuprofene e paracetamolo), non c'è invece abuso nei bambini: li si utilizza in modo appropriato per abbassare la febbre, così come i cortisonici, prescritti per la cura di attacchi di asma. 

 

Si abusa invece di cortisonici, in assoluto i più potenti antinfiammatori, quando vengono usati per abbassare la temperatura o per curare un banale raffreddore.

 

Fonte: www.repubblica.it - 09.11.2006

 

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