Un marcatore fondamentale per diagnosticare l'autismo si troverebbe nella placenta, secondo quanto annunciato dai ricercatori della Yale School of Medicine in un articolo pubblicato sulla rivista "Biological Psychiatry".
Nella maggior parte dei casi l'autismo sorge nell'infanzia, ma sono scarse le informazioni riguardo ai primi momenti della sua manifestazione.
Attualmente la diagnosi non può essere fatta prima dei due-tre anni.
In seguito a delle ricerche, è stata rilevata una anomalia morfologica microscopica nella placenta maggiori di bambini che successivamente evidenziano autismo che non negli altri.
Tale anomalia consiste nella presenza di inclusioni trofoblastiche nella placenta.
Il trofoblasto è lo strato di epitelio embrionale che nei mammiferi placentati riveste l'uovo fecondato e, essendo in rapporto con la mucosa uterina, permette la nutrizione dell'embrione.
Questa anomalia non è probabilmente funzionalmente dannosa o causativa, ma data la maggiore frequenza di queste inclusioni osservata nei soggetti con autismo, potrebbe riflettere una alterazione dei processi dello sviluppo.
H. Klimax, un ricercatore della Yale School of Medicine, ha commentato: "sapevamo che le inclusioni trofoblastiche aumentano nei casi di anomalie cromosomiche e malattie genetiche, ma non avevamo idea se esse potessero aumentare in modo significativo nei casi di Disturbo Autistico. Questi risultati sono consistenti con altri studi cha hanno mostrato come il Disturbo Autistico abbia una evidente base genetica".
Fonte: Biol Psychiatry online