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Intelligenza e memoria

 

La plasticità del cervello, ormai documentata, anche in età adulta, non riguarda solo le aree cerebrali motorie e sensoriali, ma anche quelle preposte alle “attività superiori”: intelligenza, memoria, ecc. 

Una ricerca, recentemente pubblicata su “The Proceedings of the National Academy of Sciences”(25-04-08),  condotta da Susanne M. Jaeggi, psicologo dell’Università del Michigan, John Jonides, psicologo dell’università di Berna ed il dr. Walter J. Perrig che ha collaborato con entrambi, ha dimostrato sperimentalmente la “modificabilità dell’“intelligenza fluida” grazie ad un addestramento strutturato per migliorare la memoria di lavoro.

Con il termine “intelligenza fluida” si indica la capacità di ragionare e di risolvere problemi, indipendentemente dalla conoscenze precedentemente acquisite. Tale tipo di intelligenza è critica per una ampia varietà di compiti cognitivi ed è considerata uno dei fattori principali dell’apprendimento. 

La memoria di lavoro (quella volatile che utilizziamo, per esempio, per memorizzare un numero di telefono il tempo necessario a comporlo) è strettamente connessa all’intelligenza fluida e ne condivide gli stessi circuiti cerebrali.

Lo studio è stato condotto su quattro gruppi di volontari addestrati con complicati compiti di memorizzazione ed elaborati esercizi di concentrazione nei quali dovevano memorizzare simultaneamente stimoli uditivi e visivi che, più tardi, avrebbero dovuto richiamare. Man mano che i partecipanti progredivano gli esercizi diventavano più difficili, se fallivano ritornavano ad un livello più semplice. Tale procedura ha assicurato un livello di prestazioni adeguato a ciascun partecipante, ad evitare che l’eccessiva difficoltà portasse alla demotivazione. L’addestramento è consistito in mezz’ora di allenamento quotidiano per 8, 12, 17 e 19 giorni, rispettivamente. Alla fine di ciascuna seduta si effettuava una valutazione dell’intelligenza fluida, per verificare che non vi fosse solo un miglioramento delle abilità nell’eseguire i test, e si confrontavano i risultati con quelli ottenuti dal gruppo di controllo, non addestrato. Dallo studio è emerso che il miglioramento è correlato alla durata ed all’intensità dell’addestramento.

Lo studio, tuttavia, non ha chiarito perché “educare” la memoria di lavoro migliora l’intelligenza fluida.

E’ stato uno studio successivo, pubblicato su “Science”(6-03-09), condotto dal Prof. Torkel Klingberg e dal suo gruppo presso il Karolinska Institutet (Università di medicina in Svezia), che ha mostrato come tale addestramento aumenti il numero di recettori di dopamina nella corteccia cerebrale. La ricerca è stata effettuata con l’ausilio della PET (tomografia ad emissione di positroni, una tecnica basata sul decadimento degli isotopi radioattivi che può produrre immagini tridimensionali dei movimenti delle sostanze-segnale). Tale indagine ha consentito di chiarire la complessa interazione tra cognizione e strutture biologiche cerebrali, mostrando che non solo la biochimica cerebrale sottende l’attività mentale ma anche che l’attività mentale ed il pensiero possono, a loro volta, modificarla.

Il neurotrasmettitore dopamina svolge un ruolo chiave in molte funzioni cerebrali.

Alterazioni del sistema dopaminergico possono danneggiare la memoria di lavoro ed interferire con la memoria a breve termine, il che può  peggiorare le capacità cognitive e modificarne la funzionalità come accade, per esempio, nel disturbo da deficit dell’attenzione o nella schizofrenia.

I risultati di tale ricerca potrebbero portare allo sviluppo di nuove terapie che coniughino farmaci e trattamenti cognitivi per pazienti con deficit cognitivi di qualsivoglia origine (sindrome da deficit dell’attenzione, ictus, sindrome della fatica cronica, invecchiamento, ecc.).

Il prof. Lars Farde, coautore della ricerca, ritiene tuttavia che conoscere il numero dei recettori della dopamina in una persona non fornisca la chiave per comprendere i problemi di memoria poiché ancora non è chiaro se le differenze siano attribuibili solo ad uno scarso addestramento e/o anche ad altri fattori ambientali e quanta parte sia dovuta alla componente genetica.

 A cura di Giovina Ruberti

Bibliografia:

·        McNab F, Varrone A, Farde L, Jucaite A, Bystritsky P, Forssberg H, Klingberg T (2009) Changes in cortical dopamine D1 receptor binding associated with cognitive training. Science, 323: 800-802.

·        Westerberg H, Klingberg T (2007) Changes in cortical activity after training of working memory - a single-subject analysis. Physiology & Behavior, doi:10.1016/j.physbeh.2007.05.041.

·        Fiona McNab, Andrea Varrone, Lars Farde, Aurelija Jucaite, Paulina Bystritsky, Hans Forssberg and Torkel Klingberg. Changes in Cortical Dopamine D1 Receptor Binding Associated with Cognitive Training. Science, 6 February 2009

·        Susanne M. Jaeggi, Martin Buschkuehl, John Jonides, and Walter J. Perrig “Improving fluid intelligence with training on working memory” Edited by Edward E. Smith, Columbia University, New York, NY, and approved March 18, 2008 (received for review February 7, 2008

               Sitografia:

·     http://www.exforsys.com/career-center/memory-skills/intelligence-and-memory.html

·     www.psychology.gatech.edu/chertzog/projects.asp

·        http://mindsparkebrainfitnesspro.com/brain-training-software.htm (contiene “Brain Fitness Pro” un programma di addestramento della memoria)

               Nota: Sia i siti che gli articoli sono in inglese

 

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