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La fatica di crescere

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La Convenzione sui diritti dell'infanzia compie 18 anni - Primo diritto: VIVERE

Cogliendo l’occasione dell’anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia (approvata  dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, esattamente a 30 anni dall'approvazione della “Dichiarazione sui diritti del fanciullo”, 20 novembre 1959) desidero attirare l’attenzione sul delicato problema etico riguardante la diagnosi e la terapia di psicopatologie nei bambini.

Il diffondersi di diagnosi di disturbi psichiatrici infantili ed il loro trattamento farmacologico è un argomento di tale rilevanza da essere stato spesso dibattuto in convegni di esperti e persino in conferenze rivolte al pubblico.

I genitori, gli insegnanti ed anche alcuni pediatri ne sono allarmati mentre molti scienziati e ricercatori ritengono che il fenomeno derivi da una trasformazione culturale che tende a “medicalizzare” l’esistenza, il che fa interpretare, come patologico e di natura genetica, qualsiasi comportamento non gradito. Ci si dovrebbe piuttosto preoccupare della gigantesca carenza educativa che lascia senza guida chi deve essere “accompagnato” (non a caso colui che educa è chiamato pedagogo, dal greco pàis-fanciullo e àghein-condurre, colui che “guida” i fanciulli).

Il “disturbo psichiatrico” è un concetto ambiguo basato su definizioni qualitative, piuttosto che quantitative che differiscono a seconda delle epoche e della geografia (si pensi, per esempio, alle differenze tra le categorie patologiche del manuale degli psichiatri americani, quello redatto dall’organizzazione mondiale della sanità e quello degli psichiatri europei).

In genere, un comportamento è considerato patologico quando è manifestato da meno del 10% delle persone ma, come fa notare il dr. William Carey, pediatra della scuola di medicina dell’Università della Pennsylvania, la diversità di risposte e di adattamenti all’ambiente è perfettamente normale. Inoltre se non si misura la variabilità quantitativa delle reazioni non si dispone di parametri per valutarne la patologicità che implica, comunque, visto che le emozioni ed i comportamenti umani si esprimono lungo uno spettro, un giudizio di valore.

Il dr. Carey suggerisce che bisognerebbe lasciar crescere il bambino cercando di correggere i comportamenti problematici con le cure genitoriali, l’educazione e, nei casi più impegnativi, con trattamenti cognitivo-comportamentali senza mai usare, in mancanza di reperti clinici validi, psicofarmaci.

Opinione condivisa anche dal prof. Bollea, neuropsichiatra infantile, che ricorda come suo impegno di sempre sia stato “educare i genitori”, diffondere cioè la consapevolezza che “non esiste il genitore perfetto”, ma che “l'arte di essere genitori non è poi così difficile: basta avere le informazioni fondamentali sulle diverse fasi di sviluppo del bambino e sulle sue esigenze primarie, e utilizzare gli strumenti antichi e semplici dell'amore, dell'ascolto, dell'esempio”.

Secondo il dr. Martha Bridge Denckla, neurologo presso la facoltà di medicina dell’Università John Hopkins e direttore della neurologia dello sviluppo cognitivo dell’Istituto Kennedy Krieger, tra le cause delle “sovra diagnosi”  vi sono le richieste eccessive e sproporzionate rispetto allo stadio di maturazione raggiunto dal bambino, sia da parte della scuola sia da parte dei genitori. Si vuole che i bambini leggano sempre più precocemente, si insegna loro a scrivere prima che i muscoli dei movimenti fini delle dita si siano sviluppati. Si pretende, visti gli impegni lavorativi dei genitori, che il bambino si assuma responsabilità e consapevolezze sproporzionate – avere le chiavi di casa, saper valutare la rischiosità di “richiami” che persino gli adulti hanno difficoltà a giudicare. Per “proteggerli” li si spaventa trasformando in loro angosce e fobie le legittime ansie dei genitori che dovrebbero piuttosto sfociare in azioni preventive:

I genitori hanno la “tutela” dei figli perché un bambino deve acquisire la capacità di discriminare:

·        tra il bene ed il male,

·        tra situazioni pericolose ed innocue,

·        tra  gioco e realtà,

·        tra affidabilità e inaffidabilità.

Sembra che ci si sia dimenticati dell’insegnamento di Erasmo: “Il bambino non è un uomo nano – è qualitativamente diverso dall’adulto”. Crescere non vuol dire solo aumentare di dimensioni, ma sviluppare competenze, acquisire abilità e maturare capacità.

Il dr. Jerome Kagan, professore emerito di psicologia presso l’università di Harvard,  aggiunge la scarsa comprensione del substrato biologico dei disordini cognitivi come ulteriore causa di diagnosi sbagliate.

E’ opinione di tale studioso che non si tenga abbastanza conto del contesto ambientale, alcuni atteggiamenti e comportamenti sono adattativi in un determinato ambiente e inadeguati in un altro. Egli ritiene, inoltre, che contribuiscano all’eccessiva mole di diagnosi di psicopatologie, nelle società occidentali sviluppate, sia la standardizzazione delle richieste (tutti i bambini devono raggiungere determinati traguardi a determinate fasce d’età per non essere considerati a rischio) sia la diffusa convinzione che sia un obbligo morale rispettare le diversità se “innate” per cui un’origine genetica di un determinato comportamento lo rende insindacabile. Quello stesso comportamento, ritenuto conseguenza di una cattiva educazione, una carenza genitoriale, una inefficace socializzazione, sarebbe inaccettabile. Tale abitudine libera i genitori dai sensi di colpa per sintomi indesiderati e li protegge dalle critiche.

Il medicalizzare qualsiasi manifestazione umana (citato in precedenza) deriva dal rifiuto della responsabilità, dalla scarsa diffusione delle conoscenze scientifiche e dal mito dell’onnipotenza della genetica. Ciò ha un effetto deleterio anche sulla ricerca perché indirizza fondi per “scoprire” geni, od insiemi di geni, legati a “comportamenti” etichettati, ciascuno, come un determinato disturbo psichiatrico, anche in presenza di manifestazioni disomogenee. La stessa mentalità porta alla ricerca del rimedio farmacologico.

Più del 90% dei disturbi emotivo-comportamentali dei bambini è diagnosticato in base alla descrizione che ne fanno i genitori, senza ulteriori test psicologici o esami biologici.

Il dr. Kagan, tra i più attivi contestatori dell’abuso di questo tipo di diagnosi, le ha definite una versione “intellettuale” di un antico processo alle streghe, in cui il diavolo è stato sostituito dalla psicosi:

·        Un bambino che fa i capricci  ha una sindrome oppositiva

·        Un bambino vivace è affetto da deficit dell’attenzione ed iperattività

·        Un bambino con un’accentuata emotività è diagnosticato come bipolare o depresso

Il dr. Kagan entra nello specifico, facendo notare che, per esempio, l’etichetta di disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività riunisce una grande varietà di sintomatologie diverse tra loro: dalla semplice irrequietezza (senza né deficit attentivi, né disturbi del sonno), all’incapacità di concentrarsi (non accompagnata da altre manifestazioni patologiche), a disturbi del sonno fino a veri e propri quadri pluripsicopatologici.

Le diagnosi di “disturbi dello spettro autistico” si riferiscono, anch’esse, ad un insieme di sintomi eterogenei e di diversa intensità: gravi alterazioni delle funzioni cognitive, specialmente il linguaggio, compromissione delle competenze sociali, emozioni inadeguate, atti motori stereotipati, ecc. che possono presentarsi sia singolarmente che in varie combinazioni facendo sospettare che siano l’espressione di un’ampia, anche se ancora sconosciuta, gamma di condizioni biologiche (difetti genetici o cromosomici, malattie contratte dalla madre durante la gravidanza, infezioni perinatali, rare reazioni immunitarie, ecc.).

Secondo il dr. Kagan raggruppare quadri clinici diversi sotto un’unica etichetta rischia di interferire negativamente con la ricerca sulle diverse cause di sintomi specifici. (Per esempio non si parla di “spettro del mal di testa” per sintomi che gli scienziati sanno poter derivare da una concussione, da un’infezione, da un tumore, dall’ipertensione, ecc.)

Da tali preoccupazioni sono derivate delle linee guida:

·        Per diagnosticare una malattia psichiatrica, soprattutto in un bambino, bisogna eseguire una completa ed accurata visita medica, adeguati test psicologici (per avere un quadro preciso dei disturbi emotivi e cognitivi), appropriati esami clinici (per una valutazione delle funzioni corporee e cerebrali).

·        Non si deve identificare la presenza di un gene anomalo con l’esistenza di una malattia (l’espressione dei geni è modulata dall’ambiente)

·        Bisogna essere consapevoli che la maggior parte dei bambini, al di sotto dei sei anni, che manifestano qualche forma di psicopatologia si sviluppano in adolescenti ed adulti sani - se cresciuti in un ambiente sereno, affettuoso e stimolante. Si devono, quindi, prediligere i “fattori terapeutici” ambientali prima di ricorrere alle terapie (vita sana: orari regolari, dieta adeguata, attività fisica all’aperto, socializzazione, e scolarizzazione appropriate, ecc.).

·        E’ necessario, inoltre, tener presente che sono più predittivi di comportamenti psicopatologici e sociopatici dei ragazzi e degli adulti le condizioni socioeconomiche dell’ambiente di provenienza e la “qualità” emotivo-culturale della famiglia che “presunte” o “note” connotazioni genetico-biologiche.

E’ fondamentale poi non confondere giudizi morali con definizioni cliniche, un comportamento socialmente inadeguato non necessariamente corrisponde ad una patologia, può derivare da una scelta, da un diversa cultura, da una carenza educativa, ecc.

Quanto esposto non deve spingere a sottostimare reali condizioni di disagio, né portare a banalizzare i problemi del bambino, ma responsabilizzare a non “clinicizzare”, a causa del senso di impotenza nel non saper assumersi il ruolo genitoriale, la crescita.

A cura di Giovina Ruberti 

Siti

http://www.dana.org/Search.aspx?q=Kagan

http://www.aboutourkids.org/

 

Libri

J. Kagan “La natura del bambino.Psicologia e biologia dello sviluppo infantile” Einaudi

J. Kagan “Tre idee che ci hanno sedotto. Miti della psicologia dello sviluppo” Il Mulino

M.Mahler “Le psicosi infantili” Bollati Boringhieri

G. Bollea “Genitori, grandi maestri di felicità” Universale Economica Feltrinelli

H. Lee Swanson (Editor), Karen R. Harris (Editor), Steve Graham “Handbook of Learning Disabilities” Ed. Guilford Press

Peter Conrad “The Medicalization of Society: On the Transformation of Human Conditions into Treatable Disorders” Johns Hopkins University Press, 2007

Jean A. King, Craig F. Ferris, and I. Izja Lederhendler “Roots of Mental Illness in Children” New York Academy of Sciences, 2003

Articoli

M. Carmichael “How Doctors Diagnose Bipolar Disease in Young Children and Why It’s Still So Controversial,” newsweek.com 19/5/2008.

J. Kaufman,“Campaign on Childhood Mental Illness Succeeds at Being Provocative” New York Times, 14/12/2007

C. Goldberg “Children Face Delays in Mental Health Care” Boston Globe, 13/4/2007

Gardiner Harris “Proof is Scant on Psychiatric Drug Mix for Young” New York Times23/11/2006

Benedict Carey “What’s Wrong With a Child? Psychiatrists Often Disagree,” New York Times, 11/11/2006

Notizie dal Web

 

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