Il
13 e 14 novembre prossimo si svolgerà a Washington, D.C. il primo
incontro di “neuroetica” a cura della “società americana di
neuroetica.
L’esigenza di un nuova specializzazione etica era sorta già nel 2002, anno in cui si era tenuto a San Francisco (il 13 e 14 maggio) un incontro di 150 persone tra neuroscienziati, bioetici, psichiatri, psicologi, filosofi, professori di diritto e di scienze politiche intitolato “Neuroethics: Mapping the Field” (letteralmente “Neuroetica: mappatura del campo”). La metafora della “mappatura” era stata scelta, come spiegò uno dei relatori - Albert R. Jonsen, professore emerito di etica medica dell’Università di Washington, per sottolineare la “stratificazione geologica” delle tematiche:
1° livello - geologico (le fondamenta o placca tettonica) ossia, le perpetue controversie legate al determinismo ed al riduzionismo;
2° livello - geografico (l’applicabilità delle asserzioni – il paesaggio) cioè, come decidere la prevalenza di una asserzione rispetto ad un’altra (per esempio di una asserzione scientifica rispetto ad una filosofica, ecc.);
3°
livello - di
geografia antropica (il caso specifico – il popolamento
dell’ambiente, le città, le strade, ecc.) in altri termini,
come applicare i principi al caso concreto (per esempio un parere
sulla capacità d’intendere e volere di un imputato, il tipo di
cura da adottare per chi non può decidere – per es. le cure
“coatte” di pazienti psichiatrici, ecc.).
Ampliando quanto detto, lo scopo della conferenza - organizzata dall’università di Stanford, della California e promossa dalla Fondazione Dana - era quello di delimitare i confini di una nuova disciplina e di affrontare le tematiche derivanti dal progredire delle conoscenze sul cervello.
E’ legittimo che, essendo il cervello parte dell’essere umano, ci si chieda quale sia la differenza tra neuroetica e bioetica. La neuroetica è una “specializzazione” della disciplina che si occupa di tutte le tematiche derivanti dal progredire delle neuroscienze ed adotta un “tipo” di valutazione delle questioni etiche direttamente connesso alle nuove conoscenze.
Per entrare nello specifico, per esempio la bioetica si interroga sull’applicabilità del “consenso informato” al paziente con danni cerebrali o affetto da demenza; la neuroetica entra nel merito della capacità decisionale individuale alla luce di ciò che si sa sulla funzionalità della parte anteriore dei lobi frontali in relazione alla capacità di giudizio e previsionale.
Altre problematiche sono connesse alla difesa della riservatezza alla luce di sofisticate indagini che consentono di esplorare il comportamento e le reazioni tramite la visualizzazione della funzionalità cerebrale in risposta a determinati stimoli in ambienti controllati.
Ulteriori punti critici si hanno in relazione all’esplorazione dell’etica, della morale e della religione quali caratteristiche cerebrali determinate dall’evoluzione e quindi indagabili quali proprietà biologiche. Si pensi al progetto europeo di ricerca “Explaining Religion” che, sulla scia degli studi condotti negli Stati Uniti su suore carmelitane volontarie e su monaci buddhisti, cerca di individuare i correlati neurologici e neurotrasmettitoriali delle esperienze mistico-meditative.
Vi è poi la gigantesca questione dell’eticità o meno di usare farmaci e procedure che modificano la personalità e le capacità intellettive sia in caso di patologie sia nell’allargane l’uso quale “doping cerebrale” (per esempio: - si può usare un antidepressivo come incentivante della felicità, anche tralasciandone gli effetti collaterali? – E’ quello che di fatto è accaduto per il Prozac – O utilizzare i farmaci che rallentano la demenza come doping per rafforzare la memoria? – Lo fanno, a loro rischio e pericolo, per ora illegalmente, gli studenti universitari con i farmaci per l’Alzheimer. Si deve considerare “doping” approfittare della capacità della stimolazione magnetica cerebrale di potenziare temporaneamente particolari capacità mentali, per esempio in occasione di un esame di matematica? Si può usare un farmaco che modifica il comportamento? Ed in base alla decisione di chi? – mi riferisco alle controversie vicende della “presunta” cura farmacologica del vizio del gioco, della “castrazione chimica” dei pedofili, ecc. – Non bisognerebbe dimenticare i drammatici precedenti delle presunte “cure” ormonali-psichiatriche dei gay, che fino alla metà del secolo scorso hanno determinato epidemie di suicidi, per non parlare dell’escissione - la tragica pratica della cosiddetta “castrazione femminile” quale “cura” per “patologie” quali: masturbazione, ninfomania lesbismo, comportamenti ritenuti eccessivamente spregiudicati dal punto di vista erotico-sentimentale e persino orgasmo femminile, adottata in Europa e negli USA dove le si affiancò l’ovariectomia – ablazione delle ovaie. Ancor oggi tale pratica è usata in molti paesi per “contrastare” l’innamoramento e la scelta del partner da parte della donna. Non bisogna neanche dimenticare i famigerati esperimenti di controllo della mente – il progetto MKULTRA, sovvenzionato dalla CIA, e condotto dal prof. Donald Ewen Cameron, all’epoca presidente dell’associazione mondiale degli psichiatri ed anche presidente dell’associazione degli psichiatri americani e canadesi, presso l’Università McGill e che fu, nel 1975 oggetto di una inchiesta da parte del Congresso degli Stati Uniti. E’ probabile che progetti altrettanto, se non più aberranti siano stati attuati, senza che si riuscisse a venirne a conoscenza, in regimi dittatoriali - basti pensare al ricovero in manicomio dei dissidenti sovietici, piuttosto che all’uso “normativo”, nel senso di “rimettere a norma” dell’elettroshock. Bisognerebbe sempre tener presenti questi casi limite quando si parla di definibilità clinica del libero arbitrio e della necessità di curare invece dell’adottare provvedimenti giudiziali.
Sono sicuramente argomenti “sensibili” sia l’uso che viene fatto dei risultati degli studi sulla capacità decisionale da parte del “mercato”, della politica, dei sistemi educativi sia le ricadute, anche giuridiche nel poter discriminare tra “volontarietà” ed “involontarietà ed individuare l’effettiva partecipazione ad un atto in assenza di prove. Mi riferisco, per esempio, al controverso uso, da parte dell’autorità giudiziaria, dei dispositivi definiti “macchine della verità”: l’ormai superato poligrafo ora sostituito dalla risonanza magnetica funzionale, e dal MERMER - Encoding Related Multifaceted Electroencephalographic Response, una particola modalità di registrazione elettroencefalografica legata alla rilevazione del “potenziale evocato” correlato alla memoria di un atto decisionale, onda p300, la cosiddetta “impronta digitale cerebrale” metodica sviluppata dal dr. Lawrence Farwell).
Considerata la complessità delle tematiche ed il più rapido evolversi della tecnica rispetto alla conoscenza, molti di questi problemi rischiano, se non vi è un’adeguata diffusione delle conoscenze ed una sensibilizzazione dell’opinione pubblica, di essere affrontati più in una prospettiva “ideologicamente” pregiudiziale che esplorati con completa mancanza di pregiudizi.
Per esempio, la risonanza magnetica funzionale sta facendo sorgere una sorta di “neurofrenologia” che, alla luce dei risultati della riabilitazione di cerebrolesi e pazienti colpiti da ictus, si dimostra, a dir poco “ingenua”.
La “facile” correlazione anomalia anatomico-cerebrale – patologia comportamentale e/o intellettivo-emotiva è un altro “eccesso”, più spinto dalle case farmaceutiche, che conseguenza di una reale “comprensione” di fenomeni complessi. (Si pensi solo al controverso disturbo da deficit dell’attenzione ed al relativo abuso di Ritalin, ecc.)
Una tale conferenza ha lo scopo di divulgare conoscenze e problematiche non solo fra “addetti ai lavori” ma al grande pubblico affinché ci si renda conto che “scegliere” e “decidere” sono prerogative democratiche che non possono essere delegate ad “esperti” che, per quanto preparati, non sono “possessori della verità”.
Una tale manifestazione di sensibilità dovrebbe spazzare il campo dall’ atmosfera di “caccia alle streghe”, di contrapposizioni pregiudiziali in cui ci si insulta dandosi dell’”...ismo” come suffisso di “fanatismo”. E’ per questo che si sente sempre più spesso parlare di “scientismo” e di “laicismo” senza rendersi conto che tali parole sono delle vere e proprie contraddizioni di termini (nel senso di vocaboli che negano il significato di ciò che dichiarano). Infatti chi è laico ha l’umiltà del dubbio e la modestia di colui che “sa di non sapere” e quindi deve indefessamente cercare. Allo stesso modo la scienza, se vuole rimanere tale, è scevra da dogmi e sa di essere in una posizione perennemente precaria perché per quanto le conoscenze scientifiche si dimostrino in gran parte cumulative sono fondate su ipotesi falsificabili, in più – come brillantemente ci ha insegnato il filosofo Feyerabend – la scienza per progredire “aggira” il metodo - se ciò è utile a “scoprire”- quindi chi, di fatto, sacralizza un qualsiasi “dogma” conoscitivo, precludendo alla mente la visione dell’orizzonte, rende un pessimo servizio a se stesso ed alla conoscenza ed impossibile il gravoso compito di “scegliere”.
I “tecnici” possono chiarirci i termini della questione, rendere palesi le sfaccettature del problema, i pro e i contro delle diverse scelte, ma scegliere rimane una prerogativa individuale (fatti salvi i casi controversi di impossibilità decisionale dell’interessato).
L’etica della responsabilità è forse la conquista più drammatica ed allo stesso tempo nobile della nostra civiltà, ognuno deve farsi carico della problematicità del decidere consapevole delle conseguenze di tale atto ed anche dell’impossibilità di “possedere la verità”. Si sceglie, alla luce delle conoscenze, secondo i propri principi etici cercando di non ledere l’uguale libertà ed integrità altrui.
A cura di Giovina Ruberti
Bibliografia
Sharon Begley “La tua mente può cambiare” Rizzoli
Michael Gazzaniga “La mente etica” Codice Edizini
Laura Boella “Neuroetica. La morale prima della morale” Raffaello Cortina ed.
Enzo Soresi “Il cervello anarchico” UTET
Mauro Maldonato “La mente plurale. Biologia, Evoluzione, Cultura” ed. Universitarie Romane
Sitografia
http://srmedia-bioethics.blogspot.com/2007/03/la-neuroetica.html (che cos’è la neuroetica)
http://www.rebirthing-milano.it/latuamente2.htm (articolo sulla effettiva capacità della terapia cognitivo-comportamentale di modificare i circuiti cerebrali – dimostrata con la TEP, tomografia a Emissione di Positroni)