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Musica e cervello

 

Dal 25 al 28 giugno si è tenuta all’Università McGill di Montreal – Canada la conferenza “Disordini e plasticità”.

Tale iniziativa rientra in una serie di incontri che esplorano la relazione tra musica e neuroscienze, sponsorizzati dalla Fondazione Pierfranco e Luisa Mariani (un’associazione senza scopo di lucro che si occupa di neurologia infantile).

I convegni precedenti si erano tenuti rispettivamente:

·        a New York, nel 2000:  “Le basi biologiche della musica”,

·        a Venezia, nel 2002: “Neuroscienze e musica I: Mutue interazioni ed implicazioni nello sviluppo delle funzioni”

·        a Lipsia, nel 2005: “Neuroscienze e musica II: Dalla percezione all’esecuzione”.

Tali incontri hanno avuto il merito di incrementare la collaborazione tra scienziati e musicisti e di ampliare e far conoscere quest’ambito di ricerca.

Il congresso di quest’anno ha interessato una vasta gamma di studiosi: medici, neuroscienziati, neurologi, psicologi, insegnanti, musico-terapisti, musicologi, ingegneri del suono e specialisti di computer.

Infatti, gli argomenti hanno spaziato da come l’apprendimento musicale influenzi l’attività cerebrale, all’uso terapeutico della musica nel trattamento dei disordini psicologici e neurologici, alla relazione tra musica ed evoluzione cerebrale.

Da recenti ricerche è emerso che l’apprendimento musicale non coinvolge solo le aree cerebrali preposte all’udito, al linguaggio (apprendimento del canto) ed alla motricità fine (quando si impara a suonare uno strumento) ma influisce anche sulle funzioni cognitive connesse alla percezione spaziale, alla memoria ed all’attenzione.

Per comprendere meglio i meccanismi coinvolti sono state condotte delle indagini, tramite la tecnica dei potenziali evocati e la valutazione elettroencefalografica, su musicisti dilettanti e professionisti mentre ascoltavano dei “toni puri”. Lo stesso monitoraggio è stato eseguito su bambini di 4 e 5 anni prima e dopo un anno di studio di pianoforte con il metodo Suzuki, confrontati a bambini che non avevano ricevuto educazione musicale.

In risposta a stimoli musicali è stata rilevata un’attività oscillatoria neurale nella banda gamma (30-100Hz) che accompagna una grande varietà di processi cognitivi, compresi l’apprendimento e la formazione della memoria.

La risposta indotta nella banda gamma è risultata maggiore:

·        negli adulti con formazione musicale, specialmente in risposta all’ascolto dello stesso strumento musicale che suonavano, rispetto agli adulti privi di formazione musicale

·        nei musicisti rispetto ai non musicisti,

·        nei bambini, un anno dopo l’addestramento musicale con il metodo Suzuki.

Non è stata, al contrario rilevata nessuna attività in tale banda:

·        nelle persone completamente prive di conoscenze musicali

·        nei bambini che non avevano ricevuto formazione musicale.

Gli studiosi ritengono che l’attivazione in banda gamma sia una risposta dovuta alla funzione esecutiva e sia scatenata dall’attivazione dei meccanismi mnemonici ed attentivi legati all’educazione musicale ed all’addestramento a suonare uno strumento.

Si è scoperto che i bambini che imparano la musica ed a suonare uno strumento migliorano le loro prestazioni linguistiche, matematiche e nel gioco degli scacchi.

L’ultradecennale attività di Michael Thaut e dei suoi colleghi presso l’Università Statale del Colorado nella neuroriabilitazione, tramite musico-terapia, ha dimostrato inequivocabilmente il miglioramento del controllo motorio e ritmico nei pazienti colpiti da ictus, affetti da Parkinson, che hanno subito lesioni cerebrali traumatiche, paralisi cerebrali o che soffrono di altri disordini neurologici.

Uno specifico programma ritmico che mima i movimenti spontanei del corpo riduce i tempi di riabilitazione e rende più facilmente stabili i recuperi ottenuti.

Il lavoro ritmico migliora le prestazioni anche nelle persone sane. Il sistema uditivo rafforza la percezione cinestesica e rende più facile rendersi conto della propria posizione nello spazio e conseguentemente facilita la calibrazione ed il controllo dei movimenti.

Gli studi effettuati dai Prof.Teppo Särkämö e da Mari Tervaniemi e dai loro colleghi all’Università di Helsinki (sugli effetti dell’ascolto quotidiano della musica, nella riabilitazione delle funzioni cognitive ed emotive) hanno mostrato un recupero più rapido ed efficiente della memoria verbale e della capacità di attenzione focalizzata nei pazienti che avevano ascoltato musica, rispetto sia ai pazienti sottoposti all’ascolto di audiolibri, oltre che alla terapia riabilitativa tradizionale, sia ai pazienti che avevano seguito solo le procedure riabilitative.

L’ipotesi del prof. Särkämö è che la musica attivi parti profonde del cervello – il sistema limbico – che elabora le emozioni ed il conseguente sollevarsi dell’umore favorisca il recupero cognitivo.

Un’altra ipotesi è che la musica possa avere qualche effetto plastico sul recupero, ma mancano ancora prove al riguardo.

L’archeologo inglese Steven Mithen nel suo libro “Il canto degli antenati” ha ipotizzato che la musica ed il linguaggio si siano entrambi evoluti da una modalità musicale pre-linguistica del pensiero e dell’azione, da lui definita: “HMMMM” (Olistica - Holistic, Multi-Modale, Manipolativa, Musicale). Successivamente la componente musicale si sarebbe specializzata in un sistema di comunicazione atto a trasmettere le emozioni ed a favorire i legami sociali, mentre il linguaggio si sarebbe trasformato in un sistema di comunicazione specializzato nella trasmissione dell’informazione.

Benché lo stesso studioso ammetta che si tratta di speculazioni, allo stesso tempo ritiene che le interazioni tra musica e cervello supportino tale ipotesi.

Elizabeth Spelke dell’Università di Harvard, che ha studiato gli effetti dell’educazione musicale sulle abilità matematiche nei bambini e negli adolescenti, ritiene che l’universale diffusione della musica e della danza propendano per l’origine preistorica di tale capacità. 

(A cura di) Giovina Ruberti

Riferimenti:

A.A.V.V. “Journal of Music Therapy” (vari numeri)

M. Humpal “Best Practices in Music Therapy Monograph: Early Childhood and School Age”. Silver Spring, MD: AMTA.

Gaggero Giacomo, Esperienza musicale e musicoterapia, Mimesis, Milano, 2003

Pistorio G., Scarso G., Musicoterapia, Metodologie, ricerche cliniche, interventi, Centro Scientifico Editore, Torino, 1998

Michael Gazzaniga (organizzato da) “Learning, Arts and the Brain” Dana Press

http://musictherapyworld.net.

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