Pages

Personalità multipla

 

Le malattie psichiatriche sono sempre alquanto controverse perché solo recentemente la visualizzazione dettagliata del cervello ed il monitoraggio del suo funzionamento, oltre ad una migliore conoscenza dei neurotrasmettitori le sta rendendo clinicamente diagnosticabili.

E’ quanto sembra stia avvenendo anche per il disturbo della personalità multipla, infatti, studi di imaging cerebrale hanno evidenziato la “transizione di identità” nei pazienti diagnosticati come affetti da tale patologia.

Dal punto di vista anatomico il ridotto volume dell’ippocampo (parte del sistema limbico, situato nella porzione mediana del lobo temporale, che è implicato nell’immagazzinamento e nel richiamo della memoria) sembra plausibile come substrato biologico delle difficoltà dissociative dell’integrazione e della memoria (si è rilevato che minore è il volume dell’ippocampo, tanto più intensi sono i sintomi dissociativi).

Nei pazienti, affetti da tali disturbi, è stata scoperta anche una maggiore connettività tra due porzioni del cervello (l’insula destra ed il talamo ventrolaterale sinistro), implicati nella percezione dei processi corporei, delle emozioni e della coscienza.

Per quanto riguarda i neurotrasmettitori, si sa che i farmaci che bloccano l’attività dell’N-metil-di-aspartato (NMDA - un sottotipo di recettore del glutammato) nelle regioni corticali e limbiche del cervello ed i  farmaci che stimolano il rilascio dell’ acido gamma amminobutirrico (neurotrasmettitore inibitore) inducono sintomi dissociativi.

Il “disturbo da personalità multipla” (MPD -Multiple Personality Disorder) divenuto, nella quarta edizione, del 1994, del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM -Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) “disturbo dissociativo dell’identità” – (DID -Dissociative Identity Disorder), ma rimasto MPD nella classificazione internazionale delle malattie (ICD -International Classification of Diseases , alla sua decima edizione) è incluso nella categoria nosografica dei cosiddetti “Disturbi Dissociativi” (ufficializzata, per la prima volta nel 1980 nel DSM III)

I disturbi dissociativi elencati nel DMS-IV sono:

§         disturbo dissociativo dell'identità (personalità multiple)

§         disturbo da depersonalizzazione (atteggiamenti mutevoli rispetto alle realtà quotidiane)

§         disturbo dissociativo NAS (stati alterati di coscienza)

§         amnesia dissociativa (uno o più episodi di incapacità a rievocare un importante trauma personale)

§         fuga dissociativa (viaggi improvvisi ed inaspettati via da casa associati all’incapacità di rievocare il proprio passato ed una certa confusione sulla propria identità personale)

Per dissociazione si intende la distruzione del normale processo di integrazione della coscienza, della percezione, della memoria e dell’identità che si definisce sé, a causa di una perdita, più o meno grave, del senso di continuità dell'esperienza soggettiva.

A seconda del manifestarsi del fenomeno dissociativo quale distacco o compartimentazione si configurano le diverse patologie.

Nei bambini e negli adolescenti la discontinuità dell’identità e lo sconfinare oltre il sé in personaggi di fantasia sono componenti del processo di crescita, connessi a fenomeni quali l’immaginazione ed il fantasticare.

La mutata denominazione da “disturbo della personalità multipla” a “disturbo dissociativo dell'identità” indica il diverso quadro interpretativo: non “molteplici personalità” all’interno di uno stesso corpo, piuttosto l’averne meno di una - frammentazione del sé. Tutti noi ricopriamo diversi ruoli “al lavoro, in famiglia, in vacanza, ecc”, ma manifestiamo una continuità di memoria e di identità nelle differenze, ciò che non accade nei pazienti che soffrono di DID.

I disordini dissociativi sembrano meno misteriosi se si interpreta l’identità come il prodotto di uno sforzo mentale che emerge dall’integrazione interpretativa degli stimoli ricevuti (ossia sistemi neurali che elaborano l’attivazione di milioni di sinapsi all’unisono e ne estraggono un insieme coerente), piuttosto che, come da tradizione, un principio ordinatore dall’alto in basso.

E’ ovvio che neuroni e circuiti cerebrali che si attivano insieme possano anche non riuscire, considerata la complessità e l’ampiezza del sistema, a condurre sempre ad un coerente senso di identità. Possono intervenire fattori che impediscono ad alcuni gruppi neurali di attivarsi in modo sincrono, limitando la continuità dell’identità, che emerge dall’esperienza della memoria.

Ciò che rimane controverso e discusso è la circolarità causa- effetto:

·        il dr. Murray Stein all’università della California, San Diego, ed Eric Vermetten all’ università di Utrecht in Olanda attribuiscono la causa delle ridotte dimensioni dell’ippocampo (ricco di recettori glucorticoidi) alla eccessiva esposizione al cortisolo,causata da traumi o da stress ripetuti.

Il  dr. Vermetten ha trovato anche una riduzione delle dimensioni dell’amigdala,  sede delle reazioni condizionate alla rabbia ed alla paura

·        il ricercatore Douglas Brenner  sostiene che sono le ridotte dimensioni dell’ippocampo (di origine genetica) a spiegare sia la diversa suscettibilità individuale a stress e  vicende traumatiche sia le relative risposte, compreso l’insorgere delle diverse patologie dissociative.

Ipotesi condivisa dallo psichiatra di Harvard, Roger Pitman che ha studiato 35 coppie di gemelli identici, di cui uno era stato esposto a traumi e l’altro no. In tali ricerche ha verificato che il volume dell’ippocampo è un fattore di  rischio per la sindrome da shock postraumatico (PTSD- Post Traumatic Stress Disorder), ma non è modificato dal trauma stesso.

Anche se alcuni ricercatori persistono nel ritenere i disturbi dissociativi più una costruzione sociale che una realtà clinica, più un effetto delle capacità suggestive dei terapeuti (ipotesi iatrogena ed ipnotica di tipo isterico), che una diagnosi documentata; gli studi su citati sembrano, al contrario, confermare (con dati rilevabili oggettivamente) la descrizione del disturbo:

·        discontinuità della personalità molto marcata che si può travestire da “personalità diverse”, persino opposte

·        discontinuità temporale e mnesica (una personalità può ignorare ciò che è accaduto alle altre personalità). Tale discontinuità si manifesta anche a livello somatico

·        spesso, sintomi borderline, sindromi postraumatiche, depressione, ripetuti tentativi suicidari

·        a volte, episodi di amnesia e/o blackout, stati di fuga, sonnambulismo, scrittura automatica; distrazione, disattenzione, ecc

·        Nei bambini: una marcata mutevolezza dell’umore, un’incapacità a concentrarsi, persistenti stati ansiosi e allucinazioni uditive e/o fobiche, comportamenti aggressivi, tentativi suicidari.

 Giovina Ruberti

Bibliografia e sitografia

Libri
G. Miti “Un'anima divisa in due: la dissociazione e l'enigma della coscienza”
G. Liotti “Disorganizzazione dell'attaccamento e predisposizione allo sviluppo di disturbi funzionali della coscienza “Laterza

G. Liotti “La discontinuità della coscienza. Eziologia, diagnosi e psicoterapia dei disturbi dissociativi” Franco Angeli

http://www.dana.org/news/cerebrum/detail.aspx?id=11122
http://www.ecomind.it/disturbi_dissociativi/info_disturbi_dissociativi.html

http://www.academicarmageddon.co.uk/library/SPAN3.htm

http://www.psycom.net/mchugh.html

 
SpazioPsicologia > Disagio e Benessere Psicologico > Disturbi Psicotici e Schizofrenia

Disturbi Psicotici e Schizofrenia - Articoli

 

 

 

Scrivi la tua mail per essere aggiornato gratuitamente sulle attività e sugli ultimi articoli pubblicati!

 

 
 
Google